Calo delle azioni, l’inizio della fine?

Molti stanno notando un calo generalizzato e sostenuto delle azioni e dei mercati azionari europei, ma anche mondiali. Questo potrebbe essere associato con un trend che potrebbe andare ad instaurarsi anche sul lungo periodo.

In questi giorni i mercati azionari europei e mondiali sono praticamente tutti in ribasso, e questo è causato principalmente dal tumulto e dai timori verso le politiche che la BCE potrebbe andare a mettere in pratica.

Il quantitative easing da parte della BCE è la fonte di preoccupazione primaria

Il grande dubbio è il quantitative easing, che pare essere sempre più probabile e unica scelta per cercare di risollevare le sorti dell’Europa. C’è da dire però che il quantitative easing non è una scelta di facile attuazione, in quanto le precedenti misure che la BCE ha messo in pratica hanno fallito miseramente, alcune di queste erano il TLtro, Covered Bond e ABS, strumenti che sono andati a “drogare” i mercati finanziari, ma che purtroppo non hanno sortito gli effetti sperati.

1000 miliardi di dollari potrebbero quindi non produrre nessun effetto reale nell’economia, e l’instabilità potrebbe perdurare anche in futuro, una instabilità che sembrerebbe essere maggiore per i paesi meno sviluppati come l’Italia del Governo Renzi.

Il calo del prezzo del Petrolio

La scelta di non ridurre la produzione da parte dell’OPEC è uno dei motivi scatenanti per i quali il petrolio in questi giorni è crollato. Potete notare il crollo non solo dal grafico della commodity, ma anche quando andate tutti i giorni alla pompa di benzina.

All’OPEC si è aggiunto anche la sempre più probabile indipendenza Petrolifera degli Stati Uniti, che sta investendo sempre di più nel settore dello shale oil. L’olio di scisto o petrolio di scisto (in inglese shale oil) è un petrolio non convenzionale prodotto dai frammenti di rocce di scisto bituminoso mediante i processi di pirolisi, idrogenazione o dissoluzione termica.

La crisi della Russia e dei paesi emergenti

Anche la Russia e i paesi emergenti stanno contribuendo alla crisi finanziaria globale: il Rublo continua a perdere punti, e la Cina subisce un rallentamento della crescita di quasi mezzo punto percentuale per il 2015.

In grave pericolo anche i paesi emergenti che sono enormemente legati alla Cina, in quanto produttori di materie prime per il mercato cinese, e che quindi potrebbero subire gravi svalutazioni delle proprie monete.

Il dollaro sempre più forte, aumenta la debolezza di un petrolio, che a sua volta continua a dare mazzate ai mercati emergenti e il cui debito pubblico è in dollari.

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